Collections

Collection IX

designer / Glamora

Dai viaggi nel tempo e nello spazio, affiorano ricordi legati all’Oriente, ai suoi tessuti sontuosi, alla matericità della seta e del cachemire. Torna l’atmosfera degli interni anni Cinquanta, con soggetti e colori reinterpretati da una tavolozza di sapore vintage. Nell’immaginario del viaggiatore il nuovo astrattismo dell’arte contemporanea, incontrato nelle gallerie di tendenza, invade con discrezione le sue stanze, con composizioni di linee e segni geometrici declinate in versioni inedite. Nella memoria, le pareti s’illuminano di immagini iridescenti, di sfumature fluide e di bagliori improvvisi, scomposte e disegnate dalla luce di un prisma. O si animano di presenze gentili, piante, foglie e fiori, che rimandano alla natura e ai giardini d’artista. Superfici che parlano d’altrove.

Collection VIII

designer / Glamora

Ricordi ed emozioni affiorano alla mente del viaggiatore, mentre fantastica sui paesi e i luoghi visitati. Come in un caleidoscopio le immagini si compongono e si scompongono, rivelando frammenti dimenticati. Scorrono i disegni dei marmi degli androni milanesi, sfumano i decori delle sete dei kimono e le superfici increspate delle onde dell’oceano, si materializzano le geometrie dei tappeti orientali. Istantanee che non seguono un ordine preciso. Perché sulle strade del mondo gli incontri sono imprevedibili.

Collection VI

designer / Glamora

Le istantanee sfocate dei luoghi colti in lontananza si alternano ai dettagli ingranditi dalla lente dell’attenzione. Nel ricordo compaiono, come in una proiezione sul grande schermo, le immagini macro di cortecce sorprendenti, di decori floreali, di lettering rubati alle pagine di un giornale.

Collection IV-I

designer / Glamora

Nei flash-back compaiono le immagini di fiori esotici, di rose botaniche, di papaveri dai grandi petali. Delle tante città attraversate rimangono impresse nella mente le superfici degli edifici, percorse da ricami imperfetti, le scritte dai caratteri insoliti, le insegne dipinte. Dettagli del quotidiano, che calamitano lo sguardo. Perché, come ricorda Marcel Proust, “Il vero viaggio di scoperta non consiste nel cercare nuove terre, ma nell’avere nuovi occhi”.